Foto Marco BertoliKyoji Nagatani

“Per interpretare correttamente l’opera scultorea di Nagatani è indispensabile richiamare la sensibilità e la partecipazione attiva dell’osservatore.
Nella maggior parte dei casi, infatti, le sue opere si presentano come frammenti di una realtà più ampia e misteriosa. Come appare talvolta anche nei titoli delle sue opere, le sculture si presentano come “semi”, elementi primordiali con potenzialità ancora inespresse, con realtà nascoste tutte da scoprire. È possibile trovare forti analogie fra queste opere e la nozione di fertilità: c’è un soffio leggero del tempo dietro le opere di Nagatani; sussiste una presenza del passato che interroga con insistenza l’osservatore. Questa è una affascinante chiave di lettura del lavoro dell’artista.
Il “tempo” è evidentemente una realtà esterna alla scultura, ma diviene una nozione di riferimento nel momento in cui avviene l’incontro con l’osservatore.
Mi sembra di capire che le opere modellate da Nagatani (anche quando sono ingrandite per divenire monumentali) conservano principalmente la capacità di apparire come parti limitate, talvolta microscopiche, rispetto a una realtà di tempo e di spazio evocata dall’artista.
Di fronte a questi lavori l’immaginario dell’osservatore è sospinto verso una dimensione cosmica; le sculture si configurano come atomi rispetto alla materia, o cellule a confronto dei tessuti, o stelle come parti delle galassie. Le sculture si proiettano come messaggi nell’indecifrabile mistero proprio della forza creativa.
Il registro linguistico dello scultore insiste sulla dualità di trattamento fra le parti levigate delle superfici esterne che avvolgono il volume primario – chiare e sensuali – e l’accentuata rugosità di una materia grezza e cruda, ancora viva, interna al corpo modellato, con lacerazioni e ferite create dal processo generativo. I rimandi alla realtà dei messaggi evocati dall’artista, i silenzi e le profondità di spazio e di tempo, sono custoditi nel grembo tormentato della scultura.
Le forme espressive di Nagatani vivono un rapporto di tensione continua fra fragili equilibri, la condizione emotiva dell’osservatore diviene parte dell’opera stessa. Le sculture si affermano come segni che evocano nel silenzio i segreti più profondi della vita”.
Mario Botta
Giugno 2015