Sandro Chia. I guerrieri di Xi’an“, la mostra è aperta al pubblico fino al giorno 8 maggio, presso il Centro Saint-Bénin di Aosta: intervista alla direttrice e curatrice Daria Jorioz
a cura di Claudia Notargiacomo

Il Centro Saint-Bénin di Aosta, ospita, fino al giorno 8 maggio, la mostra “Sandro Chia. I guerrieri di Xi’an”, importante testimonianza della ricerca espressiva di uno dei più significativi protagonisti dell’arte contemporanea, Sandro Chia (Firenze 1946), apparso sulla scena internazionale alla Biennale di Venezia del 1980 con il gruppo dei cinque artisti della Transavanguardia.

Curata da Daria Jorioz ed Enzo Di Martino, la mostra propone gli antichi Guerrieri di Xi’an, messi a guardia del mausoleo dell’Imperatore Qin Shi Huang, vissuto tra il 259 e il 210 a.C. e scoperti a partire dal 1974.

I Guerrieri, oggi considerati l’ottava meraviglia del mondo, riprodotti fedelmente dal Museo di Xi’an, sono stati “rinnovati” con gesto artistico da Sandro Chia, che ha deciso di ridare loro colore, creando una piccola armata di sculture policrome. L’incontro tra un importante artista internazionale e dei protagonisti di una delle più grandi scoperte archeologiche di tutti i tempi ha dato luogo ad un evento espositivo eccezionale, dall’effetto stupefacente.


Dottoressa Jorioz, le chiedo il motivo di questa scelta. Si tratta di un lavoro molto interessante, che crea un vero e proprio ponte tra Oriente e Occidente…

Si tratta indubbiamente di un’iniziativa significativa per il dialogo tra Occidente e Oriente, ma anche di un dialogo tra arte antica e arte contemporanea. Sandro Chia è maestro in questo! Il lavoro che presentiamo porta con sé un messaggio importante: parla della vitalità dell’arte, di nomadismo culturale, di esplorazione e reinvenzione. La mostra di Aosta descrive un momento molto significativo dell’attività di Chia e nel contempo rappresenta un omaggio alla grande civiltà cinese.

Quale il riscontro del pubblico?

Buono il riscontro di pubblico e critica, quest’ultima ha apprezzato l’originalità e la particolarità della mostra, oltre ad un allestimento in uno spazio di pregio architettonico. Il pubblico è eterogeneo, passano da qui appassionati e turisti, esperti d’arte o semplici curiosi; circa l’80 % dei visitatori proviene da fuori Valle d’Aosta. La mostra può essere vissuta e goduta a diversi livelli: l’Assessorato regionale alla Cultura è da sempre attento al concetto di una fruibilità dell’arte. Ogni mostra può essere letta e apprezzata a più livelli, a partire dall’approccio emozionale all’opera d’arte, che non necessita di mediazioni, per passare alla lettura dei contenuti, che possono essere approfonditi grazie agli apparati esplicativi in mostra. I contenuti dell’esposizione, poi, sono assolutamente attuali, la cultura orientale interessa e appassiona sempre più.

Qual è il pensiero che caratterizza la selezione delle vostre proposte?

Iniziamo con il dire che i punti di forza di questa mostra sono l’originalità e la qualità. Mantenere un elevato livello culturale delle nostre proposte culturali è un obiettivo fondamentale: la qualità prima di tutto. Tengo a rimarcare che abbiamo cercato e voluto anche lavorare ad una continuità in questo senso e ricordo, tra le altre, le mostre di Mimmo Paladino, Joe Tilson, Andy Warhol, ma anche Giorgio De Chirico e la scorsa estate Antonio Canova. La fidelizzazione del target è una cosa importante, non deludere mai per divenire un riferimento costante nel tempo: è dagli anni ’80 che il Centro Saint-Bénin di Aosta propone mostre di artisti moderni e contemporanei di qualità.

Siamo riusciti a portare avanti questo tipo di percorso agendo sempre con passione e cercando di privilegiare la professionalità, determinati a superare gli eventuali ostacoli dettati per esempio dalla riduzione dei finanziamenti, continuando ad offrire approfondimenti culturali sia ai residenti e che ai turisti.

Perché la scelta di esporre i monotipi come cornice alla mostra?

Si tratta di una valutazione fatta con Enzo di Martino, con il quale ho curato questo lavoro; abbiamo voluto dare al fruitore diverse chiavi di lettura sull’arte di Chia, per offrire un’immagine più completa dell’artista e del suo percorso creativo. Da notare, per esempio, le cornici dei monotipi, realizzate dall’artista stesso. Il percorso è arricchito poi da una serie di opere grafiche datate 1989, che documentano un momento particolarmente felice della vicenda artistica di Chia e sottolineano come sia importante riconoscere pari dignità ad ogni tecnica artistica.

Dottoressa Jorioz, ci regali una sua suggestione

Mi piace ricordare come Chia ribadisca qui la centralità della pittura, lasciando alle sculture in terracotta il compito di attenersi alla figurazione, mentre assegna al colore e al gesto pittorico la libertà ultima e definitiva dell’espressione. Gli artisti contemporanei, poi, sono i nuovi esploratori del mondo: Chia è un viaggiatore instancabile, indagatore acuto della realtà e della condizione umana. In questa mostra rivela di non disdegnare gli azzardi creativi, gli sconfinamenti attraverso i paesi e i secoli.