In Mostra Le Opere Di Gianluca Miniaci, L’Antologica Presso Miart Gallery, Via Brera 3:
Incontriamo L’Artista
a cura di Claudia Notargiacomo

Gianluca Miniaci è un giovane artista cosmopolita, nato a Milano e cresciuto tra New York, Londra, Hong Kong…

Artista visivo, non solo pittore, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera e studiato recitazione. Si esibisce in pièce teatrali e scrive poesie e canzoni che porta in giro con la sua rock band.

Espone in gallerie d’arte e sedi istituzionali come il Grand Palais di Parigi, la University Museum di Hong Kong, il Palazzo delle Stelline di Milano e la Biennale d’arte di Venezia.

In occasione dell’antologica a lui dedicata presso la Miart Gallery di Milano, incontriamo Gianluca Miniaci, circondato dai suoi più affezionati estimatori.


Buongiorno Gianluca, attraversando gli spazi della Miart Gallery, ci imbattiamo in Lolite conturbanti e paesaggi magici e nostalgici, giovani imberbi e volti dai profili accesi su sfondi bui. A chi ti rivolgi, cosa stai raccontando?

Ho voluto raccogliere alcuni dei miei lavori a partire da quando ho scoperto l’amore per la pittura, dalle opere quindi fatte da poco più che adolescente per arrivare alle ultime nate in questo inizio 2016.

Per me fare arte è un’esigenza, una vera e propria necessità che nasce dal desiderio di far riflettere chi si sofferma a guardare una mia opera o assiste a un mio monologo. E’ come mettere lì un seme, affinché crei una reazione, un’emozione.

Il tuo linguaggio, al tempo stesso ingenuo e conturbante, è caratterizzato da sensualità. Qual è la reazione dei visitatori, quali sono le emozioni che ti raccontano?

 Tante e differenti sono state in questi anni le reazioni della gente, cambiano anche a seconda del Paese in cui espongo. Ma un intrigante mistero è l’emozione che più mi raccontano.

Possiamo notare come le tecniche siano cambiate rispetto agli inizi, di come il segno sia più sicuro, maturo, senza per questo perdere la sua identità, l’essere sempre riconoscibile. Olio, vernici, acquerello, ma in questi ultimi lavori anche materiali nuovi e apparentemente lontani dal mondo della pittura.

Sai, penso che ormai nell’arte contemporanea non esista più un materiale “lontano” dalla pittura, io poi avevo iniziato a dipingere i miei lavori come fossero dei negativi fotografici, quindi utilizzare fogli di acetato che si usano per le luci teatrali e cinematografiche è stato come un normale proseguimento nella mia ricerca.

 Sognando il futuro…Le ultime opere sono apertura di un nuovo periodo? Proseguirai con questi soggetti?

 Nelle ultime opere ho voluto esprimermi attraverso spazi vuoti, luoghi incantati che mi permettono di indagare l’animo nei suoi momenti di nostalgia e struggimento, momenti che fanno parte della vita di noi tutti.

E poi, per quanto riguarda il futuro, sto lavorando a un pezzo teatrale, la relazione d’amore e poesia tra Arthur Rimbaud e Paul Verlaine che porterò in scena…ma questa, forse, è un’altra storia…